Cybersecurity e Caravaggio:
Il vero problema non è il buio, ma dove punti la luce
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, non dipingeva la luce: dipingeva ciò che emergeva dalla luce. Nato alla fine del XVI secolo, rivoluzionò la pittura lasciando le figure idealizzate del Rinascimento a favore del realismo della vita quotidiana. I suoi soggetti sono persone vere, con mani sporche e volti reali e segnati, pieni di emozioni. E sceglie il contrasto tra ombra e luce – il celebre chiaroscuro – per rendere uniche le sue composizioni che acquistano una forza drammatica che- ancora oggi – ci affascina.
Una riflessione su questo stile la dobbiamo fare: la luce di Caravaggio non illumina, indica.
Cosa c’entra con la cybersecurity?
C’entra eccome. Perché troppo spesso, facciamo l’opposto, confondendo visione totale con controllo.
Le aziende hanno a disposizione sempre più dashboard, più log, più alert, più telemetria, scambiando la quantità di dati con qualità contestualizzata. Troppi dati, spesso disaggregati su dashboard diverse sono solo “rumore”: migliaia di eventi raccolti, a volte raccontati con splendidi grafici colorati, sono, troppo speso, inutili nel momento in cui serve capire cosa sta davvero succedendo.Ed allora prendiamo esempio dal maestro. Caravaggio aveva capito qualcosa che le aziende spesso dimenticano: illuminare tutto non significa vedere meglio.
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È esattamente da questa idea che nasce Agger di Gyala: non abbiamo la pretesa di eliminare completamente il buio ma la volontà di darvi una tecnologia in grado di dirigere la luce. Negli ambienti IT/OT, la quantità di eventi, asset, segnali e anomalie cresce molto più rapidamente della capacità di interpretarli. Troppo rumore, nessun allarme. La nostra soluzione di automated cyber resilience riordina il caos, per permettere di vedere ciò che serve in quel momento: contestualizza, correla, dà priorità e reagisce autonomamente.
Leggi l’articolo a cura di Simona Piacenti, Head of Marketing & Communication Gyala, su Red Hot Cyber